Con la parola editing si intende la revisione editoriale di un manoscritto in vista della sua pubblicazione, generalmente in forma di libro; tutto quanto, insomma, può trasformare e rendere gradevole per i lettori un testo con le pecche tipiche del lavoro di uno scrittore dilettante.

Questo non significa che anche noti autori non abbiano spesso bisogno (più di quanto non si pensi comunemente) di consigli e suggerimenti, volti ad impedire gli errori e le imperfezioni che la distrazione o la scarsa sensibilità (quando non il narcisismo artistico) impediscono all’autore di vedere. Ma di editing hanno talvolta bisogno anche i lavori di scrittori famosissimi, che proprio per il successo di romanzi precedenti scrivono al presente magari in maniera rilassata e meno attenta, e il cui prestigio impedisce di fatto che la casa editrice intervenga a sindacare qualsiasi modifica.

Normalmente l’editing serve a valorizzare il potere espressivo di un romanzo o di un racconto, attraverso l’appoggio che la professionalità dell’editor garantisce alla creatività dell’autore, magari carente dal punto di vista grammaticale e sintattico.

Paradossalmente, il successo di un’opera e il suo marchio di qualità possono quindi dipendere più da un’accurata opera di revisione che dalla fantasia artistica dell’autore, specialmente in tempi in cui molti scrittori esordienti affidano le loro prime opere a case editrici a pagamento, propense ad accettare qualsiasi testo pur di garantirsi un profitto.

Sia comunque chiaro come l’editor non debba mai intaccare l’autorità artistica dello scrittore con cui collabora imponendogli il proprio punto di vista, dovendosi sempre limitare ad un ruolo di preziosa consulenza.

La revisione editoriale di un romanzo si articola in diverse fasi, che vanno dalla revisione linguistica (che riguarda fondamentalmente la purezza e l’eleganza dell’esposizione), all’affinamento dell’espressione (che concerne l’efficacia della comunicazione in stretta relazione con i contenuti). Entrambe le fasi richiedono ovviamente da parte dell’editor una solida preparazione letteraria, attitudine alla critica, e buon gusto.

Il romanzo è poi sempre «una verifica di una certa ipotesi o idea del romanziere circa i decorsi e i comportamenti della vita, verifica ottenuta mediante gli sviluppi e lo scioglimento di una vicenda, o mediante la registrazione di ciò che uno o più personaggi sono costretti a fare o a subire». Questo spiega perché, tra le doti richieste al revisore, oltre alla preparazione letteraria, allo spirito critico ed al buon gusto, figuri anche la conoscenza della psicologia, necessaria per valutare costantemente la coerenza interna dell’opera analizzata (spessissimo carente nelle opere degli esordienti).

Tratto da “Editing: la revisione dei romanzi di scrittori esordienti (e non)” di Amedeo Benedetti, Erga, 2017.